
Instagram + Bio + Conversione
Come scrivere la bio di Instagram che porta clienti
La bio di Instagram è il primo testo che chi ti trova vede. Hai 150 caratteri per dire chi sei, per chi lavori e cosa deve fare chi ti sta leggendo.
Il problema è che quasi nessuno la usa così. Nella maggior parte dei profili la bio è un elenco di aggettivi: “passionate”, “creativi”, “dedicati”. Chi legge non sa cosa fai, non sa per chi e non sa cosa fare. È uno dei motivi per cui il tuo profilo Instagram non cresce nonostante posti ogni giorno: il contenuto attira, la bio non converte.
Vediamo come scriverla in modo che chi arriva capisca in tre secondi se è nel posto giusto.
Cosa contiene davvero la bio di Instagram
Prima dei caratteri, la struttura. La bio è composta da quattro elementi, in ordine:
- Nome: 30 caratteri. È il campo più ricercato da Instagram, quindi vale più di quanto si pensi
- Username: 30 caratteri, è l’indirizzo del profilo
- Bio: 150 caratteri di testo libero, con a capo, emoji e link
- Link: una sola URL cliccabile, che Instagram ha esteso fino a cinque link nelle versioni recenti
Il limite di 150 caratteri è confermato anche nelle fonti più recenti, ed è stabile da anni. Gli emoji e gli a capo contano come caratteri.
Il nome, non la bio, è il primo campo
La bio viene letta dopo, ma il nome viene cercato prima. Instagram indicizza il campo nome, quindi “Mario Rossi” è meno utile di “Mario Rossi | SMM Verona”.
Il formato che funziona è nome reale più ruolo o città. Attenzione a non riempirlo di keyword in modo innaturale: Instagram penalizza i profili che lo fanno in modo massiccio.
La struttura della bio in quattro righe
Le bio che funzionano hanno quasi tutte lo stesso scheletro, con quattro righe:
- Chi sei: una riga che dice cosa fai, senza aggettivi
- Per chi o cosa offri: una riga che dice il destinatario o il risultato concreto
- Un dettaglio di prova: un numero, un luogo, un dettaglio vero
- Cosa fare: una riga che dice cosa deve fare chi legge
Il limite di 150 caratteri costringe a tagliare tutto ciò che non serve. Ogni parola deve guadagnarsi il posto.


Come scrivere la prima riga
È la riga che decide se le persone continuano a leggere. Il suo compito è far dire a chi legge “sto parlando di me”.
Il modo più semplice è dire cosa fai, in parole piane. Non “creativi”, non “appassionati”. “Pasticceria”, “fisioterapia”, “social media”, “sito web”.
Un esempio concreto, per una fisioterapista: “Fisioterapia per chi sta seduto otto ore al giorno“. Chi legge riconosce se stesso. Se invece scrivi “Fisioterapista specializzata”, non dice nulla al paziente.
Come scrivere la seconda riga
Deve dire cosa riceve chi ti segue o chi ti contatta. Un dettaglio concreto, non una promessa generica.
“Tre ricette a settimana, tutte sotto i venti minuti” dice a chi arriva cosa riceve in cambio. “Condivido la mia passione” non dice niente.
Come scrivere la terza riga
Serve un dettaglio che renda credibile quello che hai scritto prima. Un numero, una città, un tempo, un metodo.
Per un’attività locale, la città è quasi sempre la cosa più utile: chi cerca un servizio fisico cerca anche un luogo. Per un freelance, un numero di clienti o anni di lavoro.
Come scrivere la quarta riga
È la riga che porta clic. Deve dire cosa succede quando chi tocca il link, non solo che c’è un link.
“Prenoti dal link qui sotto” è meglio di “link in bio”. “Newsletter breve, gratuita” riceve più tap di “link sotto”. La differenza è che la prima dice cosa ottieni, la seconda dice solo dove cliccare.
Dove mettere il link
Instagram permette fino a cinque link nella bio, ma usarne più di uno in genere riduce i clic: chi vede cinque destinazioni non ne sceglie nessuna.
Meglio un solo link con una destinazione chiara. Se servono più pagine, conviene un aggregatore tipo Linktree o Beacons, con il vantaggio di non dover cambiare la bio ogni volta.
Gli errori più frequenti
Quattro errori che vedo spesso:
- Aggettivi al posto di fatti: “professionisti”, “appassionati”, “creativi”. Non dicono niente
- Fonti unicode elaborate: i font particolari occupano più caratteri e spesso su altri dispositivi appaiono come quadratini vuoti
- Troppe emoji: una fila di simboli come separatori rende la bio difficile da leggere e consuma caratteri
- Bio non aggiornata: se la tua attività è cambiata e la bio no, il profilo sembra fermo. È lo stesso principio della coerenza: senza di essa l’insieme non tiene.
La bio è anche la parte che meno spesso si aggiorna, e per un motivo comprensibile: si tocca una volta e poi si dimentica. Ma è esattamente la parte che decide se chi arriva da un reel resta o se ne va. Per questo motivo va pensata insieme alla frequenza di pubblicazione e a quanti reel pubblicare: i tre pezzi lavorano insieme, non separati.
Come scriverla
Prendi un foglio e scrivi queste quattro risposte, senza preoccuparti dei caratteri:
- Cosa faccio
- Chi deve riconoscersi in quello che scrivo
- Un dettaglio vero che dia credibilità
- Cosa deve fare chi legge
Poi riscrivi ogni risposta in meno di dieci parole, e mettile in ordine. A quel punto hai una bozza da incollare nella bio. Aggiornala quando cambia la tua attività, non ogni mese. Una bio è una cosa che si sistema una volta e si rivede quando qualcosa cambia davvero.
Se vuoi impostare una bio che funzioni insieme al resto del profilo, scrivimi. Ne ho scritto anche in relazione a quanto tempo serve per far crescere un profilo Instagram: la bio è il pezzo che si sistema all’inizio, non alla fine.
Domande Frequenti
150, spazi e emoji inclusi. Il campo nome ne ha 30, lo username 30.
Fino a cinque nelle versioni recenti. Usarne più di uno però riduce i clic.
Il tuo nome reale più il ruolo o la città. Instagram lo usa per la ricerca, quindi è più utile del solo cognome.
Non c’è un numero fisso, ma quattro righe con un compito ciascuna è la struttura che funziona più spesso.
Una o due sì, come dettaglio. Sei o sette come separatore rendono la bio difficile da leggere e consumano caratteri.

