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Web Design + Conversione + UX

Hai un sito web ma non ti scrive nessuno. Ecco perché.

Hai investito tempo e soldi per fare il sito. Magari ti è anche venuto bene: la grafica è pulita, le foto ci sono, i servizi sono spiegati. Eppure il telefono non squilla. La casella email è vuota. Nessuno compila il modulo di contatto.
Il problema, nella maggior parte dei casi, non è il traffico. È quello che succede dopo che qualcuno arriva sulla pagina.

La differenza tra un sito che esiste e uno che lavora

Un sito web può fare due cose: esistere oppure convertire. Il primo è quello che hanno in molti. Il secondo è quello che porta clienti. La differenza non sta nel design: sta in una serie di scelte precise che guidano chi arriva verso un’azione concreta.
Se il tuo sito riceve visite ma nessuna richiesta, da qualche parte si rompe il percorso. E quasi sempre si rompe nello stesso posto.

Non si capisce cosa fai in meno di dieci secondi

È il problema numero uno. Arrivi sulla homepage, scorri, leggi, e dopo trenta secondi non hai ancora capito esattamente cosa vende o offre questo sito.
Succede quando la comunicazione è costruita attorno a chi sei tu invece che attorno a cosa ottiene chi ti contatta. “Passione, competenza e professionalità dal 1998” non dice nulla a qualcuno che ha un problema da risolvere adesso.
La parte alta della tua homepage, quella visibile senza scorrere, su qualsiasi schermo, deve rispondere in modo immediato a tre domande: cosa fai, per chi lo fai, perché dovrebbero scegliere te. Se manca una di queste tre, stai perdendo persone ogni giorno.

C’è troppa scelta e nessuna direzione

Contattami, seguimi su Instagram, guarda il portfolio, scarica il PDF, iscriviti alla newsletter. Quando offri troppe opzioni contemporaneamente, le persone non ne scelgono nessuna.
Ogni pagina del tuo sito dovrebbe avere un obiettivo principale. Uno solo. E tutto, testi, immagini, struttura, dovrebbe portare verso quell’obiettivo. Se vuoi che le persone ti scrivano, ogni pagina deve finire con un invito chiaro a scriverti. Non con cinque inviti diversi che si fanno concorrenza a vicenda.

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Il modulo di contatto è difficile o nascosto

Sembra una cosa banale. Non lo è. Se per contattarti qualcuno deve cercare la pagina giusta, compilare otto campi obbligatori e aspettare un captcha, una buona parte di loro abbandona prima di finire.
Il contatto deve essere facile. Un form con tre campi, nome, email, messaggio, è più che sufficiente. Meglio ancora se è raggiungibile direttamente dalla homepage senza dover navigare altrove.

Non c’è nessuna prova che sei affidabile

Se qualcuno arriva sul tuo sito senza conoscerti, non ha motivo di fidarsi di te. Le parole che usi per descrivere te stesso: “professionista esperto“, “qualità garantita“, “massima affidabilità“, non convincono nessuno perché le dicono tutti.
Quello che convince sono le prove: clienti reali che parlano di te, progetti con risultati concreti, loghi di brand con cui hai lavorato. Anche una sola testimonianza vera, nel posto giusto, vale più di un’intera pagina di autopresentazione.

Il sito è lento o non funziona bene da mobile

Se ci mette più di tre secondi a caricarsi, stai perdendo visitatori prima ancora che leggano una parola. Google lo sa e lo penalizza nel ranking. Le persone lo sanno e escono.
Lo stesso vale per il mobile. Se il tuo sito su smartphone è difficile da navigare, stai tagliando fuori la maggioranza di chi potrebbe contattarti, perché la maggior parte delle ricerche avviene da telefono.

I testi sono scritti per Google, non per le persone

C’è ancora chi riempie le pagine di keyword ripetute nella speranza di scalare i risultati di ricerca. Il risultato è un testo che nessuna persona reale legge volentieri, e che Google stesso penalizza sempre di più.
Scrivere bene per un sito significa scrivere per chi lo legge, non per l’algoritmo. Un testo chiaro, diretto e utile funziona meglio in entrambe le direzioni.

Come capire dove si rompe il percorso

Se hai Google Analytics o Search Console collegati al sito, guarda da dove escono le persone. Se la maggior parte abbandona sulla homepage senza cliccare nulla, il problema è lì, nel messaggio o nella struttura. Se arrivano alla pagina contatti e non compilano, il problema è nel form o nella proposta.
Se non hai questi strumenti, inizia da lì prima ancora di toccare qualsiasi altra cosa.

Se guardi il tuo sito e senti che qualcosa non gira ma non riesci a capire esattamente dove, mandami il link a mail@tommasonaveldi.it. Do un’occhiata e ti dico cosa non funziona senza impegno.

Domande Frequenti

Nella maggior parte dei casi dipende da tre fattori: un messaggio poco chiaro che non spiega immediatamente cosa fai, un percorso di navigazione confuso con troppe opzioni, oppure un modulo di contatto difficile da trovare o compilare. Le visite ci sono, è il passaggio successivo che non funziona.

Il modo più semplice è collegare Google Search Console e Google Analytics, entrambi gratuiti. Ti dicono quante persone visitano il sito, da dove arrivano e su quali pagine abbandonano. Quei dati sono il punto di partenza per capire cosa non funziona.

È la percentuale di visitatori che compie l’azione che vuoi, tipo compilare un form, chiamarti, acquistare un prodotto. Un sito con 1.000 visite al mese e 10 richieste di contatto ha un tasso di conversione dell’1%. Migliorare quel numero, anche solo portandolo al 2%, significa raddoppiare i contatti senza aumentare il traffico.

Non sempre. In molti casi bastano interventi mirati: riscrivere il testo della homepage, semplificare il form di contatto, aggiungere testimonianze, senza rifare tutto da zero. Prima di investire in un nuovo sito, vale la pena capire esattamente cosa non funziona in quello che hai già.

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