
AI + Video Production + Direzione Creativa
Come si crea un video pubblicitario con l'AI: il metodo che uso
Oggi con l’intelligenza artificiale si può produrre un video pubblicitario credibile senza set, troupe e location. Non basta però scrivere una richiesta e aspettare il risultato. Il risultato dipende da come si costruisce il lavoro prima, durante e dopo la generazione.
In questo articolo spiego il metodo che uso, con due progetti realizzati interamente con l’AI: il video Nike x Sinner e THE LINE, un cortometraggio ambientato in alta montagna. È il mio metodo, non l’unico. Esistono altri approcci validi che portano allo stesso risultato con strumenti e passaggi diversi.
Cosa significa fare un video pubblicitario con l’AI
Significa sostituire le riprese con immagini e movimenti generati da modelli di intelligenza artificiale. Il resto del lavoro resta: una storia, una direzione visiva, un ritmo, un montaggio.
L’errore più comune è pensare che lo strumento faccia il video. Lo strumento genera clip, il video lo fa chi decide cosa raccontare, in che ordine e con quale linguaggio visivo. Per questo la produzione video AI resta un lavoro di direzione creativa, prima ancora che tecnico.
Il punto di partenza è la storia
Prima di aprire qualsiasi strumento, scrivo la storia: chi è il protagonista, cosa succede, come inizia e come si chiude.
Poi la divido in sequenze. Ogni sequenza è un momento preciso del racconto: un’inquadratura, un’azione, un’emozione. Questa divisione diventa la struttura di tutto il lavoro successivo.
Nel caso di THE LINE la storia è partita da una frase: quindici anni fa qualcuno ha indicato una montagna, il video racconta il ritorno di uno snowboarder su quella linea. Ogni sequenza aveva una funzione precisa nella progressione del racconto.
Per Nike x Sinner il punto di partenza era diverso: un universo visivo già molto codificato, fatto di ritmo e tensione agonistica. La storia doveva stare dentro quel linguaggio senza tradirlo.
Un’immagine per ogni sequenza
Per ogni sequenza creo un’immagine con Nano Banana, il modello di generazione immagini di Google. Quell’immagine è il fotogramma di riferimento: definisce soggetto, ambiente, inquadratura e luce.
Lavorare prima sulle immagini e poi sul movimento ha un vantaggio pratico. Si può correggere la composizione di ogni scena prima di animarla, quando le modifiche costano poco.
La coerenza tra le immagini è la parte decisiva
Prima di animare qualsiasi cosa, verifico che tutte le immagini siano coordinate tra loro. È il passaggio che richiede più attenzione.
Un video funziona se lo spettatore percepisce un unico mondo. Lo stesso protagonista, con gli stessi tratti e lo stesso abbigliamento, la stessa luce, la stessa palette, lo stesso stile fotografico. Se una scena ha una luce diversa o un volto leggermente cambiato, l’occhio lo nota subito, anche senza sapere perché.
L’AI genera ogni immagine in modo indipendente e non ha memoria di quelle precedenti. Tenere tutto coerente è quindi compito di chi dirige il progetto, è lo stesso principio che vale per un brand sui social: la coerenza conta più della singola idea brillante.


Dall’immagine al movimento
Quando la serie di immagini è coerente, animo ogni fotogramma con Kling. Ogni immagine diventa una clip breve, con il movimento del soggetto e della camera.
Anche qui servono più tentativi, il movimento deve essere credibile e restare coerente con la scena di partenza. Alcune azioni risultano naturali già al primo tentativo, altre richiedono più iterazioni. La fisica del movimento, i dettagli delle mani e la continuità tra una clip e l’altra sono i punti su cui l’AI oggi è ancora meno affidabile.
Il montaggio
Le clip vengono poi montate su CapCut. È la fase in cui il materiale diventa un video: si sceglie il ritmo, si costruisce la progressione, si aggiungono musica e suono.
Il montaggio segue la logica della storia scritta all’inizio. In un formato pubblicitario breve conta la sequenza di tensione e risoluzione: ogni taglio deve portare avanti il racconto.
Quanto tempo serve
THE LINE ha richiesto una giornata di lavoro, dalla storia al montaggio finale. Una produzione tradizionale in montagna avrebbe richiesto sopralluoghi, spostamenti, troupe, attrezzatura e condizioni meteo favorevoli, con tempi e budget su un altro ordine di grandezza.
Non significa che l’AI sostituisca ogni produzione. Significa che per alcuni formati, per test creativi, per concept da presentare o per contenuti social, oggi esiste un’alternativa concreta.
I limiti da conoscere
La produzione video AI ha ancora dei limiti. Volti e dettagli anatomici possono cambiare tra una clip e l’altra. I movimenti complessi non sempre risultano credibili. Prodotti e loghi reali vanno trattati con attenzione.
C’è poi un aspetto da considerare prima di pubblicare. Sia Nike x Sinner sia THE LINE sono progetti speculativi personali, non commissionati e non affiliati ai brand coinvolti. Usare marchi e persone reali in un lavoro commerciale richiede autorizzazioni. Per approfondire come integrare l’AI nella comunicazione di un brand, ne ho scritto qui: come usare l’AI nel content marketing senza perdere identità di brand.
Quando ha senso per un’azienda
Un video realizzato con l’AI può essere utile per presentare un concept prima di una produzione reale, per testare un’idea creativa sui social, per realizzare contenuti in ambientazioni difficili da raggiungere o per lavorare con budget che non permettono una produzione tradizionale.
Il risultato dipende dalla storia, dalla coerenza visiva e dal montaggio, non dallo strumento.
Se stai valutando un video con l’AI per il tuo brand, scrivimi: partiamo dalla storia che vuoi raccontare.
Domande Frequenti
Nel mio metodo uso Nano Banana per le immagini, Kling per l’animazione e CapCut per il montaggio. Esistono altre combinazioni di strumenti che portano a risultati simili.
Dipende dalla durata e dalla complessità. Un cortometraggio come THE LINE ha richiesto una giornata di lavoro.
Per alcuni formati sì, per altri no. Funziona bene per concept, test creativi e contenuti social. Una campagna con prodotto reale, testimonial o riprese specifiche richiede ancora una produzione tradizionale.
In un progetto speculativo personale va dichiarato chiaramente che non c’è affiliazione con il brand. In un progetto commerciale servono le autorizzazioni.

